mercoledì, 18 novembre 2009

it's up to me now turn on the bright lights

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-un mondo e mezzo fa vivevo in una stanza con un quadro sopra il letto. la stanza, il quadro e il letto non erano miei, le stelle sopra il quadro sì.

-all'inizio le accendevo quasi ogni notte, poi mi hanno fatto notare che consumavano troppa energia. allora le accendevo di nascosto, un minuto per volta. era una cosa cretina da fare, ma anche sticazzi.

-un mondo e mezzo fa ho lasciato quella stanza, quel quadro e quel letto. le stelle invece le ho portate via con me. da allora le tengo spente e chiuse in una scatola. hanno ragione loro, dico, consumano troppa energia.

-la prima notte nella mia nuova casa porterò con me la scatola con le stelle. le accenderò, le spargerò sul letto, mi ci infilerò dentro e le lascerò accese fino al mattino. se tutto va come credo, e non vedo perché non dovrebbe, conto di addormentarmi con un gran sorriso sulla faccia.

-hanno ragione loro, consumano troppa energia. ma per una notte sai che ti dico, e anche sticazzi.

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categoria:basta adesso
venerdì, 13 novembre 2009

hornby, salinger, il post più lungo di tutti i tempi e qualcuno dei motivi per cui sono viva

hor















-nel primo pomeriggio di ieri leggo di un evento previsto per le sei e mezza. nick hornby allo spazio krizia. è un evento a inviti, forse, non si capisce. ho un deja-vu. chi se ne frega se è a inviti, il modo di entrare lo trovo.

-alle sei e mezza sono davanti allo spazio krizia. siamo in tanti, quasi tutti senza invito. non so se per qualcuno significa qualcosa, ma lì dentro c'è nick hornby. io, per dire, ci ho passato l'estate insieme. scrivevo sul letto, da una parte lui, dall'altra salinger.

-alle sei e mezza sono davanti allo spazio krizia. siamo in tanti, quasi tutti senza invito. piccole quotidiane vittorie della mitologia sul culo pesante.

-non so se per qualcuno significa qualcosa, ma lì dentro c'è nick hornby. io, per dire, ci ho passato l'estate insieme. scrivevo sul letto, da una parte lui, dall'altra salinger. strani maestri, per un libro sull'amore romantico. c'è questo passo di franny e zooey, all'inizio della seconda parte, in cui zooey contesta a buddy, che scrive, la scelta dei temi. spiritualità laica, relazioni familiari, utilità dell'arte. sei pesante, dice zooey, mai che parli d'amore. strano, pensa buddy, a me non sembra di aver mai scritto una riga che non fosse d'amore.

-la prima cosa che ti viene in mente guardando nick hornby è che è solido. testa tonda, basso, tarchiato, la faccia e la voce di uno con cui parleresti per ore. è invecchiato bene, deve aver preso due o tre decisioni giuste, nella vita. o magari l'ha salvato il saper ridere di sé stesso, chi lo sa.

-gli viene chiesto di parlare del tempo che passa. proteste del pubblico ventenne. lui sorride. parla dell'arsenal, mette l'allenatore wenger tra le più grandi menti d'inghilterra. applausi e risate. prosegue citando le sue fonti, dice di essere venuto su a televisione, calcio e fumetti, e che nessuno dovrebbe mai dimenticarsi da dove è venuto, o qual è il suo posto nel mondo.

-si finisce a parlare di nerd, che strano. lui fa un esempio bellissimo. dice che certi suoi amici possiedono seicento cd di bob dylan, tra discografia ufficiale, bootleg e compagnia bella. più di quanti una persona normale ne possieda in tutto, specifica. (persone normali? seicento cd? sorrido).

-dicevo che fa un esempio bellissimo, o meglio, si pone una domanda bellissima. ma se un giorno la moglie di uno di questi amici dovesse tornare a casa e dirgli, sai, ho conosciuto bob dylan, dice che vuol venire a letto con me. lui cercherebbe di fermarla, o la incoraggerebbe ad andarci a letto per diventare in qualche modo parte della vita di bob dylan?

-non è una domanda, è un paradigma di esistenza. sul serio. pensateci.

-il protagonista del nuovo libro di nick hornby è un quarantenne sposato che idolatra un musicista scomparso da anni. ovviamente sua moglie si sente trascurata, eccetera eccetera. l'intervistatrice se ne frega. chiede a hornby se pensava a salinger, mentre scriveva. salinger, per la cronaca, è sparito dal 1974, anno in cui ha rilasciato la sua ultima intervista al new york times.

-di nuovo hornby non risponde, tanto non se ne accorge nessuno. si mette a raccontare una cosa su salinger, invece. dice che quando pensa a salinger gli viene in mente quella foto che gli hanno fatto qualche tempo fa fuori da un supermercato. mi ha fatto pena, dice, sembrava indifeso, terrorizzato. ho anche pensato che magari quello nella foto era un vecchio qualunque. come fai, dopo tutti quegli anni, a essere sicuro che sia proprio lui?

-ha ancora una cosa da dire, prima di chiudere con salinger. là fuori è pieno di gente che aspetta il romanzo da due milioni di parole che dicono che stia scrivendo da quando è sparito. sorride e cambia argomento.

-massacro e vivisezione sorridente del più grande autore di tutti i tempi, sotto gli occhi di un'intera, distratta, platea.

-per un attimo ho provato il desiderio di strozzarlo. prima di tutto perché è vero, salinger è un cazzo di eremita, e questa cosa in qualche modo manda ai matti anche me. poi per quella frase sull'attesa del romanzo scritto in tutti questi anni, colpita e affondata, io che prendo per il culo gli orfani di kurt cobain. infine per aver descritto salinger come un vecchio spaventato, anonimo, che va a fare la spesa di nascosto: massacro dell'idolatria. perfetto.

-ha avuto ragione tre volte. per questo ho provato il desiderio di strozzarlo.

-subito dopo mi sono venute in mente tre cose. la prima: salinger non si è suicidato. ha lasciato la scena dopo aver finito la sua esibizione, e già che c'era tanto per chiarire il concetto ha tolto le sue opere dalle mani del mondo. nessuno può trarne film o spettacoli, nessuno può scriverne prequel o sequel. ci vogliono quattro paia di coglioni, a mio parere, per chiudere in quel modo quel tipo di cerchio.

-la seconda. nick hornby, il militante, colui che è rimasto, si diverte a sezionare pubblicamente il vecchio salinger. sulla cui figura, a quanto pare, ha scritto un libro, e intorno a cui si dilunga, senza che gli sia stato chiesto, durante le interviste. ora, qualcuno potrebbe far notare a nick hornby che un attacco ingiustificato nasce spesso dal bisogno di giustificarsi; cosa che nessuno, né il pubblico né salinger, gli ha poi chiesto di fare.

-la terza. una volta salinger ha scritto, il desiderio che ha uno scrittore dell'oscurità e dell'anonimato è la seconda dote più importante che gli è stata concessa. salinger è rimasto coerente al suo credo; motivo per cui le parole di hornby, per quanto vere, non possono toccarlo. il suo silenzio non solo conferma la sua integrità, ma consegna ai posteri una verità meravigliosa: non rispondere alle provocazioni fa apparire stupido chi ha provocato.

-mi si è rilassata la pancia, da lì in poi. ho potuto sorridere.

-dopo l'intervista nick hornby si è fermato per quasi due ore. ha firmato libri, ha parlato con la gente, si è preso in faccia i flash di almeno un centinaio di foto. ha avuto un sorriso per tutti, non ha detto di no a nessuno. gli ho chiesto un augurio per i prossimi due libri, me l'ha scritto sul quaderno che vedete lì sopra. l'ho abbracciato forte. dubito che lo dimenticherò mai.

-il resto della sera mi sono ubriacata di passito. tornata a casa ho cercato due cose su internet: la vita di salinger e quella di hornby. mi ero fatta l'idea che hornby fosse sposato da anni, e che vivesse con sua moglie in una cittadina inglese, di quelle che finiscono per ipsilon, magari con due figli, il maschio grande e la femmina piccola. salinger invece immaginavo non si fosse sposato mai, o magari una volta sola ma infelicemente; figli ero sicura che non ne avesse avuti, non ce li vedevo proprio, in quel suo isolamento.

-ho cercato prima nick hornby. è nato cinquantadue anni fa sotto il segno dell'ariete. ha comprato casa nel nord di londra vicino a dove si allena l'arsenal. è quanto si sa di lui. non si sa se è sposato, se è fidanzato, se ha figli. è gay? non mi pare, ma chi può dirlo. non è quello il punto, comunque.

-ho cercato salinger. è nato novant'anni fa sotto il segno del capricorno. ha vissuto a new york fino al '53, poi si è spostato nel new hampshire. ha avuto una relazione con la figlia di eugene o'neill, che poi l'ha mollato per mettersi con chaplin; anni dopo, quando lei l'ha sposato, l'ha derisa pubblicamente dando a chaplin del vecchio. è stato uno dei primi soldati americani a entrare in un campo di concentramento liberato; in germania ha conosciuto una tedesca, l'ha sposata e l'ha portata a vivere in america, ma otto mesi dopo lei è tornata in germania. a trentasei anni ha sposato una studentessa, claire, con cui ha avuto due figli, margaret e matt; pare che margaret fosse spesso malata, ma che salinger rifiutasse di farla curare perché seguiva i dettami della chiesa scientista. in seguito claire ha confessato a margaret di aver meditato di ucciderla e di suicidarsi; alla fine, più semplicemente, ha chiesto il divorzio. passati i cinquant'anni salinger ci ha riprovato: si è portato in casa una diciottenne che scriveva su seventeen, l'equivalente americano del cioè. si sono separati dieci mesi dopo, lei voleva un figlio, lui non più. a settant'anni ha sposato un'altra o'neill, nessuna parentela, quarant'anni più giovane; secondo margaret hanno anche provato ad avere un figlio, magari era geloso di chaplin, chi lo sa.

-su wikipedia, alla voce salinger, trovate chilometri di altra merda su di lui. leggetela per conto vostro, se ne avete voglia. a me è passata.

-ci ho messo quasi nove ore a scrivere questo post. per quel che vale, è la cosa più bella che ho scritto. sicuramente quella che mi è costata di più. ora vado a farmi un bagno, e cerco di spegnere la testa.


ghost track:
-hi, someone told me to tell you that high fidelity ruined his life.
-oh, crap. but that's not a bad thing is it.

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categoria:mitologia, illuminazioni, nick hornby, fantarecensioni
venerdì, 06 novembre 2009

.. è che all'aspirina sono allergica

tachipirina













post lucca, conversazione con donna innamorata.

-.. non ce la faccio, è più forte di me: continuo a pensare al mio ex. ho provato a cancellarlo da facebook, a ammazzarmi di lavoro, a bruciare il suo numero di telefono: niente. ormai lo sogno quasi tutte le notti.
-'mazza, t'ha preso male, eh?
-eh. a te non è mai successo?
-no. cioè, di sognare qualcuno ogni tanto sì, ma sempre sogni strambi. tipo, l'altra notte..
-ma sei fidanzata?
-eh? no.
-innamorata?
-quinto emendamento.
-dài.
-sul serio, è lunga.
-e come fai?
-come fai a far cosa?
-se sei innamorata. come fai a vivere senza?
-mah, ti dirò, l'amore romantico si ammazza in tanti modi..
-si ammazza?
-e certo che si ammazza. scusa, tu quando ti viene la febbre come fai?
-prendo qualcosa che mi fa sudare e mi metto a letto.
-ecco, il concetto grosso modo è quello..
-...
-...
-.. ma sei un mostro!
-scusa?
-come fai a andare a letto con qualcuno che non ami?
-cosa sei, il cosplay di candy candy?
-tanto non funziona mai.
-ma senti, la tachipirina abbiamo detto che funziona, no?
-no.
-...
-...
-.. no?
-no. cioè, sul momento la febbre va giù, ma poi torna. finché non si sfoga da sola non ti passa.

e qui devo dirvi che non se n'è accorta, ma per un attimo ha avuto veramente il gioco in mano.

-...
-...
-.. però alla fine te la prendi lo stesso, giusto?
-vabbé, che c'entra, almeno nel frattempo non sto male..
-HA!

ma guarda che ce n'è in giro, di gente che deve fartela andare di traverso per forza.

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categoria:micol e le sue minchiate
lunedì, 02 novembre 2009

I may hate it as much as I want (it's all about me anyway)



di ritorno da una lucca diciamo così corposetta, stamattina mi sono svegliata e non sapevo che fare. ho cercato di appigliarmi a una qualche forma di routine: ho fatto il caffè, ho mandato un messaggio, ho pensato ora vado nel solito locale e scrivo fino a sera. invece è andata che ho fatto una telefonata, ho leggiucchiato un po', ho fatto dell'altro caffè e mi sono incucciata sotto la finestra a guardare la pioggia.

ogni tanto non mi dispiacerebbe avere una vita un po' più organizzata. con gente che mi urla dietro se non rispetto le scadenze, un fidanzato di riferimento, una stanza in cui ogni cosa è al suo posto; un calendario in cui ci sia spazio per la noia, i quotidiani rompimenti di balle, le decisioni prese da altri di fronte a cui tu puoi giusto sorridere e metterti a novanta.

invece no. da che mi sono licenziata, circa tre anni fa, io faccio squadra per conto mio. non mi sono più potuta permettere il pilota automatico: a intervalli di pochi giorni mi si presentano decisioni da prendere in fretta, potenzialmente in grado di cambiarmi la vita; e va a peggiorare, perché tra poco avrò una casa mia, per quanto microscopica.

il cerchio sarà definitivamente chiuso:
mia la posizione nel mondo,
mie le scelte lavorative,
mia la libertà di frequentare chi voglio.

e voi direte: adesso parte il solito pippotto finale à la micol, in cui per l'ennesima volta senza nessuna ragione specifica sentirà il bisogno di esternarci quanto è felice di essere fatta com'è fatta e quanto è meraviglioso essere liberi come lo è lei.

e invece stavolta cacca.
fregati, eh?

partiamo da un presupposto: io la mia vita la amo. mi bacio i gomiti ogni giorno, sia per le basi ricevute in dotazione - salute, intelligenza, relativo benessere - sia per quello che sono riuscita a ottenere - amore, esperienza, meraviglia. un po' per fortuna un po' per testardaggine mi sono sempre ritrovata ad avere più di quanto avrei potuto desiderare: sarei una cretina a non esserne grata.

in tutto ciò, sono indubbiamente sola. non nel senso che non ho nessuno - di gente che mi vuol bene, grazie a dio, ce n'è tanta. no, intendo sola di fronte a me stessa, l'unica con cui non c'è trucco che funzioni, che sa punirmi quando il mondo mi porta in trionfo, e di quando in quando portarmi in trionfo quando il mondo mi schifa, per motivi che capiamo solo io e lei.

ora, le grandi domande.
vorrei vivere in un altro modo?
no.
potrei vivere in un altro modo?
non credo.
il che significa che non ho scelta?
di fatto, sì.

questa, nel bene e nel male, è l'unica vera limitazione alla mia libertà (di cui parlavo in termini più entusiastici, qualche mese fa, in questo post). non poter vivere in nessun altro modo ha fatto di me tutto quello che sono: una che non ha paura di niente, che se può si mangia buco, ciambella e caffèlatte pure, e che ha sempre il sospetto di non meritarselo, l'amore che riceve. e poi ovviamente c'è l'altro lato della medaglia: in almeno due occasioni il prezzo da pagare per non aver potuto vivere in nessun altro modo è stato rinunciare alla cosa a cui più tenevo al mondo.

ho altro da dire su questa faccenda? non credo. o forse proprio un minuscolo retroscena, un diamantino per gli addetti ai lavori, non più grande di una punta di spillo. ci sono un sacco di notti in cui torno a casa a orari improbabili, sola e mezza sbronza, la faccia di una che o ha visto la madonna o sta per mettersi a piangere. dovesse capitarvi di incontrarmi, una di quelle notti, ricordatevi due cose. la prima: non sono mai così viva come in quei momenti. la seconda: c'è sempre almeno una parte di me che, dentro, ride.

postato da: lulabelle alle ore 17:55 | Permalink | commenti (15)
categoria:meh , zeta reticoli, when the shit hits the fan
venerdì, 23 ottobre 2009

you'll get everything that you really want (if you can remember what it is)

sono le tre di pomeriggio del ventidue di ottobre, e micol, che sta per mettersi a scrivere, viene a sapere da un sms che nick cave è a milano. incredula, controlla: tutto vero, fa un reading al teatro dal verme, e già che c'è ne approfitta per rispolverare qualche pezzo con due bad seeds storici, martyn p. casey e warren ellis.

ora, facciamo un salto indietro nel tempo, e immaginiamo come avrebbe vissuto tutto questo una micol ventenne, tra i primi dieci utenti del forum di nick cave per numero di post al giorno, che in quattro anni che ne ha fatto parte si è girata l'europa e l'america, e ha conosciuto persone così meravigliose che molte se le porta ancora dietro, con cui ha vissuto il genere di esperienze che quando le racconta in giro la gente spalanca gli occhi e dice,
te lo stai inventando, giusto?

vediamola, questa micol com'era dieci anni fa, tanto per focalizzare il concetto.

MM1





















su un treno, di ritorno non so più da che concerto, fotografata dal compagno di viaggio che, questo me lo ricordo, era di budapest, lo sguardo perso fuori dal finestrino, la pelle della fronte lucida - s'ingrassa sempre, a viaggiare in treno - le occhiaie che pure se non si vedono c'erano di sicuro, perché dopo concerti così si dormiva al massimo un paio d'ore, in stazione o in aereoporto - il mezzo che doveva riportarti a casa l'avevi pagato una miseria proprio perché partiva a un'ora improbabile - la testa e la pancia piene di un concerto che aspettavi da mesi e che era stato tutto quello che speravi sarebbe stato, e la sensazione, dal primo secondo all'ultimo, che ne fosse valsa la pena, anche se adesso eri di nuovo senza un soldo, e chi se ne fregava, e vaffanculo.

e ora torniamo a micol com'è oggi, trentun anni e rotti, così come la vedete nella foto sul profilo di facebook, anzi, non in quella che la ringiovanisce, prendiamone una della stessa serie ma un po' più menosetta, un po' più da ragazza grande.

SDC10013



























micol com'è oggi chiama l'ex con cui all'epoca andava spesso ai concerti. si fanno due conti, lui ha un sacco di lavoro per il giorno dopo, tutti e due stanno comprando casa e non dovrebbero buttar via soldi, poi così all'ultimo momento, magari sono anche già finiti i biglietti.

a quel punto micol com'è oggi si ferma un secondo. c'è come una voce in fondo alla sua testa, o forse è la pancia, non si capisce bene, non si distinguono neanche le parole, è come se fosse lontana, o dentro una bottiglia col tappo, ma la sensazione è che stia gridando, e stia gridando forte.

micol com'è oggi chiede all'ex di fare silenzio.
fa silenzio anche lei.
all'improvviso la voce le arriva, dritta come un treno.

MA SEI CRETINA?

micol com'è oggi incassa e si prepara a ribattere.
vorrebbe dire no, non cretina, semplicemente adulta, le facevo dieci anni fa certe cose, per me non è più tempo.
poi si ferma di colpo.

ed è allora che comincia a chiedersi quando cazzo le si è formata in testa la voce di micol com'è oggi, e soprattutto chi ha avuto la brillante idea di mettere a tacere l'altra, la voce di micol com'era dieci anni fa, dato che ogni singolo momento di intensità vera, più o meno da quando ha compiuto trent'anni, è stato in qualche modo legato al passato, non a questo presente confuso, in cui tutto funziona ma niente è giusto, e ci si insegna ad accontentarsi e a ripetersi che va tutto bene perché a guardarsi veramente in faccia ci sarebbe da piangere, ma da piangere sul serio.

a quel punto micol com'è oggi, che non la vede benissimo, decide di tagliare la testa al toro e se la gioca così: molla lì tutto quanto e dà pieni poteri a micol com'era dieci anni fa. la quale per un attimo è quasi stordita, ma poi si ripiglia in fretta, e inizia a correre verso il teatro: meno di un'ora dopo è davanti alla biglietteria, e sta mettendo in tasca uno degli ultimi biglietti rimasti.

mentre sta per uscire sente la voce di nick cave. chiede al caposala se può affacciarsi a vedere il soundcheck, e il caposala risponde che non può, non è proprio possibile. allora micol decide di mettersi lì ad ascoltare, che almeno quello non glielo vieta nessuno. in quel momento arriva un secondo caposala, un cristone alto quasi due metri, che chiede al primo caposala cosa sta succedendo; il primo caposala glielo spiega, lui lo guarda con disprezzo, prende micol per mano, e un attimo dopo eccola lì di fianco ai fonici, a sentire il soundcheck di are you the one that I've been waiting for.

dopodiché, tanto per non sfidare troppo la sorte, micol decide di uscire dalla sala. chiama due o tre persone a cui deve assolutamente raccontare tutto, poi si siede al caffè del teatro - che non si dica in giro che ha abbandonato la sua postazione - e davanti a un bicchiere di vino bianco va avanti a scrivere il suo libro; dopo circa due ore arriva l'ex, che tutto sommato alla fine ha deciso di venire, e insieme si dirigono verso i loro posti, ovviamente in piccionaia (fila 24).

verso le nove cave attacca a suonare, ed erano anni che non lo si sentiva così in forma. oltretutto risponde alle domande del pubblico, per cui micol, a mano alzata, dopo due canzoni molla il suo posto e comincia a spostarsi in avanti lungo le scale. il reading è favoloso, specie quando sul palco spunta benni a leggere un pezzo in italiano; le risposte di cave al pubblico fanno piegare in due dal ridere, e di quando in quando vengono addirittura fatte delle dediche, cosa veramente mai vista prima.

poi arriva il momento degli encore, e micol a quel punto è proprio sotto il palco. da venti minuti buoni ogni canzone le rimbomba dappertutto, pulsa come il sangue, si confonde col battito del cuore. cave sta per attaccare un pezzo, qualcuno tira a indovinare, micol scandisce: are you the one that i've been waiting for? cave si volta, la vede, va verso di lei, la abbraccia, si rimette al piano: this is for you. micol si prende a sberle per non svenire.

a fine concerto la gente si accalca per farsi firmare la propria copia, e micol e l'ex disceso dalla piccionaia scantonano a lato. si fa avanti il cristone di prima che con nonchalance indica l'ingresso ai camerini degli artisti; davanti alla porta c'è una guardia che dice che non si può entrare, ma anche in questo caso interviene il cristone: si può entrare.

dentro, tra gli altri, c'è stefano benni. micol, che ha in borsa una copia di cornflake, prova a regalargliela; due chiacchiere, tre risate e una foto più tardi lui se ne va a casa col suo libro sotto il braccio. a quel punto entra in scena nick cave; fanno anche loro una foto insieme, e dopo carosello tutti a nanna, l'ex, il cristone e micol com'era dieci anni fa, che magari domani torna pure micol com'è oggi, ma intanto per una notte l'ha avuta vinta, ride e salta in giro, tira il braccio a chiunque, e continua a chiedere: ma l'hai visto?

l'ho visto sì, cara.
stavolta, se mi riesce, vedo pure di non dimenticarmelo.

(evidenza fotografica di quanto sopra affermato qui e qui)

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domenica, 18 ottobre 2009

if you asked for rain then don't complain about wet



-
tanto l'avete capito cosa vuol dire quando sto poco su internet. vuol dire che là fuori ho trovato più vita di quanta riesca a tenermene in pancia. ed è un ottobre magnifico e freddo, e io mi sveglio e vado. passo intere giornate a camminare, in questa città che non ho mai finito di conoscere. quasi sempre sola, che è l'unico modo di sentirla davvero. verso sera raggiungo uno dei miei locali, prendo da bere, scrivo di quello che mi è rimasto addosso. a volte è più difficile di altre. tipo due giorni fa, che continuavano a succedermi cose intorno, e io avevo questa storia dentro, e non me la lasciavano scrivere. l'ultima metro parte a mezzanotte e venti. alle undici ho chiesto a tutti di lasciarmi sola, ho tirato fuori il quaderno, e ho scritto. ho preso l'ultima metro. ho portato a casa la mia storia.

-ho scoperto di amare due categorie di persone: quelle che si danno via sempre e quelle che non si danno via mai. se sono coerenti, ai miei occhi, hanno la stessa grandezza. invece non sopporto la vernicetta di eroico martirio che
ama passare sulla propria vita chi si caga in mano. tutto piuttosto che cercare di cambiarla. li prenderei a sberle.

-un matto che non sa quel che dice ha detto che quando scrivo così sembro miles davis. io avrei detto
 john coltrane, ma è un'altra di quelle cose che capiamo solo in due.

-domani dalle tre alle quattro faccio questa cosa:
http://leamiche.donnamoderna.com/content.php?cid=287954&msg_id=7027
chi mi vuole sa dove cercarmi. vale anche in generale.

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mercoledì, 07 ottobre 2009

mille rondini non fanno autunno


-ogni volta che mi intervistano su cornflake realizzo troppo tardi che non ho detto una cosa che non mi hanno chiesto: uno dei fili rossi della mia favola è la ricerca di che cosa è casa.

-tra quindici giorni mi consegnano le chiavi del mio buco sui navigli. lotto da maggio per averlo. lo si descrive bene con le parole che usa stitch per descrivere la sua famiglia: l'ho trovato per conto mio. è piccolo, e un po' disastrato. ma è bello. sì, molto bello.

-tra quindici giorni avrò una casa da chiamare mia. lotto da tutta la vita per averla.

-continuo a incontrare persone in questi giorni. come strade che percorro a piedi. come pezzetti di terreno sacro attraverso cui mi muovo. e mi ero dimenticata di quanto fossi cornflake anche in questo, e mi ero dimenticata di quanto fosse meraviglioso. e allora ciao principessa dei criceti, ciao stefanofragola, ciao glory box. non ci sarete da tanto, ma voi tre speciali lo siete davvero.

-e il mondo si divide in scatole e apriscatole. e gli apriscatole sono per lo più scatole mancate. che hanno capito che a fare le scatole non solo si perde del gran tempo, ma si finisce pure col diventare presuntuosi. l'apriscatole dal canto suo è un mestiere con cui ci si sporca le mani, però dà tanta soddisfazione. un po' come l'operatore ecologico.

-ci sono apriscatole che sono scatole in incognito. speravano di incontrare il loro apriscatole azzurro, ma ormai si sono rassegnate. e va benissimo così.

-della vecchia casa mi mancheranno soprattutto le finestre. più di tutte quella di cucina. stamattina ci ho visto passare un nugolo di rondini, dirette verso luoghi più caldi, presumo. un buon giorno per migrare, dovremmo farlo tutti ogni tanto. e ho visto la più lenta che rimaneva indietro, e la più matta che si gettava in picchiata per salutare. e un insetto grosso e nero che faceva la rondine in prospettiva. non era una cattiva idea, un occhio non attento non se ne sarebbe accorto. io me ne sono accorta, ma, ehi. io sono una rompicoglioni storica.

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domenica, 27 settembre 2009

tanto per fare un po' il punto della situazione



grazie a una mezza bronchite che si trascina ultimamente vivo dei risvegli interessanti. non importa, ne vengo fuori, solo non mi piace coinvolgere altra gente. me la sono sempre tenuta un po' per me la mia merda. in un certo senso mi è cara.

mi sono svegliata diverse ore fa e sono andata sul balcone in cucina. l'aria era fresca, c'era il sole, e per la prima volta da giorni mi è sembrato di respirare. è stato un po' come entrare in piscina in una giornata particolarmente calda. non so spiegarlo meglio di così.

ho passato l'estate chiusa in casa a scrivere.
non ho fatto un solo giorno di vacanza.

giorni fa è morto jim carroll. una delle mie stelle guida di sempre.
ale che non lo sapeva mi ha portato un suo libro dall'america. in copertina c'è scritto (traduco):

se nonostante gli abusi e gli eccessi ancora non sei morto, che devi fare se non cominciare un altro diario?

ho due libri in uscita l'anno prossimo. quello che esce a febbraio è il nuovo 101 su milano. per un po' l'idea non mi è andata troppo a genio, ora sono riuscita a farla mia. neil hannon diceva che devi amare quello che fai. sono d'accordo. la volta che lo odi è la fine.

parto, signori miei. seconda luna di miele a milano. per tutto ottobre e per tutto novembre mi siederò nei posti e mi farò raccontare la loro storia. lavorerò sull'asus e sui quaderni. scriverò fino a farmi venire il vomito.

sono
finalmente
rientrata nel flusso
delle cose.

vi dò un consiglio, se vi rapportate con me in questi giorni. volete chiedermi di uscire? chiedetemelo. volete venirmi a trovare? fatelo. vi gira di insultarmi? è un paese libero. preferite amarmi? è un problema vostro.

vi chiedo solo di prendervi la responsabilità delle vostre azioni.
facile, no?

poi non dite che non vi ho avvisato.

lunedì, 14 settembre 2009

e allora presentiamola (or, wednesday I'm in love)

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chi può venga. la cirincina ha bisogno di voi.

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categoria:cornflake, bling blong, adesso è natale
mercoledì, 09 settembre 2009

dio li fa, poi li accoppia, poi me li manda



dunque, ieri mi è successa una cosa che è la seconda volta nel giro di un paio di mesi che mi succede, quindi è chiaro segno che va raccontata.


preambolo. è fine maggio, e ho appena raggiunto la stazione di Porta Genova. alle mie spalle vedo avvicinarsi due ombre. mi giro e la quantità è quella, ma la qualità, porca troia. due ragazzi svettanti e belli come il sole, uno glaucopide, l'altro mediterraneo. età apparente: ventitré anni.

mi chiedono se parlo l'inglese. ho questa fortuna, ho la faccia di una che parla l'inglese. in effetti lo parlo piuttosto bene. voglio dire, tutti quei flirt all'estero saranno serviti a qualcosa, a parte risparmiarmi un pregevole numero di notti in albergo.

i magnifici due si chiamano: Matthias (belga) e Diego (brasiliano). sono a Milano da poco e non trovano la strada per l'agenzia (modelli, che carini). indico loro la strada e faccio per andarmene; ringraziano e chiedono, dove possiamo trovarti più tardi? in quella vietta al caffè pincopallo, rispondo.

mi dirigo al caffè pincopallo, sicura che non li rivedrò mai più. invece tempo due ore me li ritrovo al tavolo, sempre in coppia. simulo disinvoltura, lallero lallà. loro, venticinque e ventun anni, flirtano. apertamente. è così bello incontrare ragazze come te. le modelle sono una tale noia. dividiamo casa con altri quattro modelli, e ci ritroviamo ogni sera senza far niente.

sei modelli stanchi di modelle.
chiusi in casa.
che si annoiano.

viene fuori che il belga ha un problema col bancomat. lascio la borsa al caffè pincopallo e ci dirigiamo verso la banca, tutti e tre a braccetto con me in mezzo. pare una scena di Jules e Jim, solo che Jeanne Moreau era figa. risolto il problema i ragazzi devono tornare in agenzia. mi lasciano il loro numero, il belga si prende il mio. mi messaggia la sera stessa. i miss you. cosa?


vi lascio congetturare su come può essere andata a finire, e passo alla ciccia di ieri. sono in un altro dei locali dove scrivo di solito. entra una specie di Jude Law ma più alto che si intrattiene qualche minuto coi gestori. tempo dieci secondi viene affiancato da un morazzone che la cameriera per poco non fa un volo con tutto il vassoio. viene dal Texas, il morazzone. il glaucopide è di Vancouver.

uno biondo, l'altro moro.
modelli.

seduta al tavolo, attendo il mio destino. che non si fa aspettare. un minuto dopo si girano e mi sorridono. mi guardo intorno. il locale è vuoto. vengono verso di me coi loro mojiti in mano. si chiamano, attenzione attenzione: Michael e Michael. scrivo su un tovagliolo come mi chiamo io. che coincidenza! parte il delirio del flirt sul nome, troviamoci dei soprannomi eccetera eccetera.

Michael punto uno vive qui, Michael punto due se ne torna in America tra un paio di giorni. entrambi sono stanchi delle solite relazioni, entrambi sono felici di essere seduti al tavolo con me. Michael punto uno trova che le mie gambe siano molto belle, Michael punto due trova che trova pure lui. Michael punto due dovrebbe andare a recuperare un amico in Missori, Michael punto uno dice che preferirebbe restare con me.

si prendono il mio numero, promettono di chiamare, mi baciano, vanno via.
guardo verso il bancone, smarrita.
c'è un silenzio di trenta secondi, poi la cameriera mi chiede di darle lezioni di inglese.


ora, io non lo so che cosa significa tutto questo. a parte che dio c'è, voglio dire. o che il mio
angelo del karma non ci ha perso la mano. quello che so è che ogni volta che mi ritrovo sentimentalmente a terra qualcuno pensa bene di mandarmi una coppia Matt Damon-Ben Affleck, così, tanto per non sbagliarsi, tù gust is mel che uàn. o magari quello che fanno loro nella vita, a parte sgambettare su e giù per passerelle, è andarsene in giro in coppia a risollevare i pomeriggi delle tizie alte un metro e un citofono con malinconici occhi color cacca.

quello che so è che è la prima mattina da secoli che mi sveglio con un sorriso e un post che fa ridere in canna.
e allora grazie.
arrivi a chiunque deve arrivare.

postato da: lulabelle alle ore 11:00 | Permalink | commenti (26)
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